Lazio del sud: vacanze d’inverno

In quella vacanza d’inverno avevamo portato un po’ di libri ma i più usati sono stati i volumi delle guide rosse del Touring: Lazio e Campania.  Passavo la sera a leggere e progettare itinerari alla scoperta di una zona, il Lazio meridionale, per noi del tutto sconosciuta e ricchissima di quello che amiamo: paesaggi belli, natura il più possibile intatta, paesi con una storia, testimonianze del passato a portata di mano.

Bastava leggere sulla cartina per essere travolti dalle suggestioni di nomi antichi e carichi di ricordi di storia di fascino: Terracina, Minturno, Gaeta, Formia, Palestrina, Saturnia, Arpino… quasi ogni nome una suggestione, un ricordo scolastico o letterario,  un’immagine che avevamo già in memoria pur senza averne mai visto nessuno.

Questo ci spingeva ad andare un po’ a caso che tanto  dovunque andassimo c’era tanto di bello da vedere. Per cambiare una mattina ci siamo diretti verso l’interno, verso i monti.                      È stato così che l’abbiamo trovata proprio per caso, è stata una sorpresa, un vero regalo in giro per gli Aurunci, monti dei quali fino allora non sapevo altro  che il nome.

due strade nella Valle di S.Andrea

La strada che percorriamo, che va da Fondi a Formia, passando per Itri,  sale seguendo il fianco destro di una valle e ogni tanto sull’altro fianco della valle si intravede il tracciato di un sentiero, di una mulattiera forse… di una strada forse…

Appia e Gio

Appia e Gio

l'Appia e le nostre ombre

l’Appia e le nostre ombre

Ecco che cosa è: una strada antica!   Troviamo un punto in cui dalla nostra strada moderna si può entrare in quello che assomiglia al cancello di un cantiere e con grande sorpresa ci troviamo a percorrere il basolato di una strada romana, l’Appia antica, trecento e poco più avanti Cristo!

Impossibile dire l’emozione nel calpestare quelle pietre lucide per l’uso millenario e per la recente pioggia… camminiamo e camminiamo;  per più di un chilometro almeno è facile percorrerla,  sembra  che il traffico l’abbia appena abbandonata. C’è un gran silenzio. Lungo il percorso scopriamo una quantità di testimonianze della competenza dei romani nel costruire le strade che del resto proprio loro avevano inventato.

Giorgio sull'Appia

Giorgio sull’Appia

Muri di sostegno, cordoli di marciapiedi, muretti laterali, fori di scolo delle acque…e anche uno straordinario sistema per superare le forti pendenze: all’interno delle curve ripide si trovano, a distanza di qualche passo l’uno dall’altro,  dei cordoli che sporgono dal basolato: un sistema per evitare che i carri nei punti più ripidi venissero trascinati indietro dal proprio peso o che, in discesa, i carri prendessero troppa velocità.

un fallo portafortuna

un fallo portafortuna

Stanno restaurandola, ne faranno un parco archeologico… noi siamo i fortunati visitatori prima dell’inaugurazione…

Questa strada romana mi emoziona anche più di un palazzo o un tempio; una costruzione che duemila anni fa fu progettata e realizzata senza pensare di stare facendo qualcosa di artistico, ma solo perché fosse comoda, efficiente, duratura.  Insomma  qualcosa di uso quotidiano che però ha sfidato e vinto i secoli…

E per secoli è stata usata:

l'Appia , stampa 1789

“Se le pietre dell’Appia Antica potessero parlare… racconterebbero a partire dal 312 a.c. della scelta accurata del tracciato, delle fatiche per il taglio delle rocce, per i terrazzamenti e i ponti realizzati nelle valli più impervie, per la sistemazione del lastricato, per la realizzazione di templi ed enormi cisterne. Racconterebbero le legioni romane in marcia, di mercanti diretti in Oriente, di battaglie e di agguati di briganti, di viaggi straordinari ed eventi quotidiani, di personaggi comuni e di miti della storia.  Per la sua importanza strategica e commerciale, è rimasta in uso fino al XVIII secolo, e nel tempo è stata restaurata e sistemata diverse volte. Tra gli interventi di cui si conserva traccia, ricordiamo il restauro voluto da Caracalla nel 216 d.C., quello effettuato dal governo spagnolo nel 1568 e quello risalente all’epoca borbonica (1767-1768).”

Dal taccuino:

“A malincuore  ce ne siamo andati anche se inevitabilmente continuiamo a seguire  in direzione sud il percorso della Regina Viarum che si segnala con tombe, monumenti, fontanili, muri di sostegno che si notano lungo la strada moderna.”

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l’ingresso agli scavi di Minturno,  mimose e giare

Seguendo il suo corso l’Appia ci porta, così come faceva millenni fa, a Minturno. All’ingresso degli scavi ci accoglie un magnifico giardino fiorito di mimose e ornato di giare antiche che sarà la nostra sala da pranzo (sempre nello stile “un panino ma in un bel posto”) con davanti un teatro ben restaurato e un antiquarium che visito gustandomi anche il Concerto di Colonia di K. Jarret  che qualcuno con grande buon gusto ha scelto come colonna sonora della visita.

Minturno Via Appia e Foro

Minturno Via Appia e Foro

L’area archeologica di Minturno è molto bella;  incontriamo  di nuovo l’Appia che raggiunge come secoli fa il centro della città dove i suoi basoli neri e lucidi fanno un bel contrasto con il bianco dei marmi dei monumenti, dei cippi, delle colonne del Foro.

cippo dedicatario - Minturno

cippo dedicatario – Minturno

E attorno, molto leggibile, la città con i suoi vicoli, le strade laterali e lungo la via periferica che costeggia le mura anche le latrine pubbliche. Di nuovo queste testimonianze della vita quotidiana mi colpiscono più che le architetture più esteticamente importanti e fastose. Forse perché mi permettono di immedesimarmi nei panni degli antichi abitatori, di provare un po’ l’emozione di rivivere il passato. Nel Foro cippi, altari, lastre con dediche sono lasciate in sito: mi sembrano molto più interessanti che messe in fila ordinata ma asettica in un lapidario come avviene di solito.

Minturno, una via

Minturno, una via

Quando penso che G. ne abbia abbastanza partiamo e potrebbe sembrare ovvio che si vada a casa ma… in mezzo c’è Gaeta e a Gaeta c’è un promontorio e sul promontorio un bosco con in mezzo il Mausoleo di Lucio Munazio Planco, generale di Cesare nella Guerra Gallica

Una sfida che non possiamo ignorare. Troviamo la strada che saliamo a piedi passando davanti alla base militare americana con le sue sentinelle armatissime e inquietanti mentre il sole comincia a scendere…

Di storia anche qui ce ne sono più strati, dall’antichità romana all’ultima battaglia dei Borboni nel 1860 e le testimonianze non sono sparite: saliamo in mezzo alla macchia mediterranea lungo una strada costeggiata da resti di possenti fortificazioni ottocentesche e postazioni di cannoni che la macchia mediterranea sta lentamente ricoprendo.

mausoleo_lucio_munazio_planco

In cima la magnifica sorpresa del primo mausoleo funebre romano intatto della mia esperienza (lo pensa anche la guida del Touring); una specie di enorme “barattolone”, un cilindro enorme di belle pietre perfette, che nessuno ha osato togliere per riutilizzarle come è capitato a tanti altri sepolcri antichi.

il ritratto di Lucio Munazio Planco

il ritratto di Lucio Munazio Planco

Anche il fregio che ne orla la sommità è quasi intatto e con elementi decorativi come corazze, gambali, elmi, scudi… illustra la gloria del defunto a cui è dedicato il mausoleo, quel Lucio Munazio Planco che fu generale al seguito di Cesare durante le campagne di Gallia e lì nel 43  per incarico del Senato e di Cicerone fondò una colonia che prese il nome di Lugdunum. Planco ne  tracciò i confini con un aratro e  oggi quella città si chiama Lione e lo ricorda con un museo a lui dedicato.

Il mausoleo è imponente e anche molto suggestivo, posto come è sulla cima di un’altura che si protende sul mare. Di qui lo sguardo attraversa il mare e nella mia fantasia arriva fino alla Gallia… fantasie!   Il sole si avvia a tramontare: è proprio ora di andare.

Gaeta tramonto

Lazio del sud: vacanze d’invernoultima modifica: 2021-02-22T18:42:38+01:00da scanfesca
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