a Sabaudia: una vacanza d’inverno

 

il litorale e il promontorio del Circeo

il litorale e il promontorio del Circeo

non mi piacciono le classifiche del tipo il più bel film o libro o…  della mia vita. Non saprei cosa dire e non mi sembra neppure utile.  Ma se mi domando quale è stata una delle più belle  vacanze della mia vita mi viene in mente quella trascorsa a Sabaudia, nella casa di Carla.  Era febbraio, stavamo vivendo in famiglia un periodo difficile che ci faceva soffrire. Avevamo fatto tutto quello che sapevamo e si trattava di aspettare che le cose maturassero. Insomma avevamo bisogno di allontanarci un po’ dalla situazione, senza andare troppo lontano e in più avevamo pochi soldi…

Ma avevamo un’amica carissima e generosa che più volte ci aveva offerto ospitalità nell’appartamento che aveva a Sabaudia e restava vuoto per tanto tempo;  abbiamo deciso di chiederle se fosse ancora della stessa idea. Lo era.

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Andare al mare a febbraio sembra strano e lo era, ma in fondo noi anche in estate non facciamo vita di spiaggia, non ci stendiamo al sole, non ci abbronziamo, insomma non amiamo il mare in quel modo lì.

L’appartamentino piccolo e comodo, all’ultimo piano con terrazza dalla quale si vedeva la spiaggia a qualche centinaio di metri, il verde parco  e la costa fino al promontorio del Circeo.  C’era tutto quello che serviva e niente di superfluo: era semplice da tenere in  ordine, comoda e confortevole. C’eravamo quasi solo noi nel palazzo, tranquillità e silenzio.

Sabaudia.  Non eravamo mai stati da quelle parti e fin dall’inizio ci siamo dedicati  alla scoperta della spiaggia e delle sue dune che, libere finalmente dalle folle estive, erano magnifiche, selvagge e solitarie.

spiaggia sabaudia

Bastava uscire e ci si trovava praticamente dentro il parco nazionale del Circeo dunque una natura magnifica anche in inverno e poi i laghetti  dietro le dune; se si girava dall’altra parte a poche centinaia di metri c’era la cittadina di Sabaudia, fondata nel 1933 da Mussolini: architettura e urbanistica ovviamente di stile fascista con un  aspetto pomposo e retorico ma anche  luminoso e metafisico; camminarci in mezzo è come entrare in un quadro di De Chirico. Lo so che è scontato, ma è proprio l’impressione che avevo quando alla mattina presto andavo in paese a fare colazione. Il fatto che la città sia stata ideata sulla carta tutta assieme crea un’atmosfera speciale che si percepisce perfettamente camminandoci dentro.

la chiesa di Sabaudia in una cartolina d'epoca

la chiesa di Sabaudia in una cartolina d’epoca

Tutto è molto grande, sproporzionato rispetto alla cittadina, espressivo della retorica del potere e coerente con l’intenzione del fascismo di esaltare le proprie creazioni.

Mi ha colpito andare a messa nella chiesa che chiude la prospettiva della piazza principale: sulla facciata un grande mosaico che rappresenta la Madonna Annunziata ma dove in primo piano è rappresentata l’immagine della città e ancora di più quella di Mussolini che miete…

il mosaico della facciata con il ritratto di Mussolini

il mosaico della facciata con il ritratto di Mussolini

Io non credo che “abbia fatto anche cose buone”: del fascismo e delle sue opere anche la nostra famiglia ha avuto tristi esperienze dirette, ma l’architettura razionalista è un’altra cosa anche se spesso si identifica con il fascismo.

Sono rimasta colpita, andando a messa in quella chiesa, dalla straordinaria luminosità e armonia dell’ambiente, opera razionalista di qualità. 

Per le passeggiate oltre alle dune c’erano anche gli infiniti sentieri che attraversano il bosco del parco naturale del Circeo, una flora mediterranea rigogliosa e intatta, alternata a specchi d’acqua abitati da folaghe e cormorani.

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dal taccuino: “camminiamo nel fitto del bosco fino alla spiaggia segnata da una quantità di impronte palmate… La vista è chiusa a sud dal profilo affascinante del Monte Circeo, con tutta la sua eredità di ricordi storici e letterari in cui domina il mito della maga Circe di cui si dice che il profilo del promontorio sia il ritratto… Spuntino sulla spiaggia delizioso non per il sapore decisamente modesto, ma per il sole, il silenzio, il paesaggio”

Le giornate passavano tranquille: io colazione in paese poi a casa intanto Giorgio si era alzato e poi via, a esplorare prima i dintorni prossimi: Sabaudia, parco nazionale, spiagge, promontorio del Circeo, S.Felice… e via via più lontano.

Per pranzo un panino da mangiare magari sulla duna secondo il motto “un panino ma in un bel posto”.

A febbraio fa notte presto: passavamo a fare spesa al piccolo supermercato nei pressi di casa e poi lassù: riposarsi, preparare la cena, scrivere sul taccuino le note del giorno, leggere. C’era anche un televisore che non venne molto usato.

Ripensando a quella casa ho il ricordo come di un posto appartato e nascosto, dove ci sentivamo al sicuro, come un rifugio dalle tristezze, cosa che in fondo era quello che eravamo andati a cercare.

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a Sabaudia: una vacanza d’invernoultima modifica: 2021-02-17T18:24:14+01:00da scanfesca
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