sull’appennino marchigiano: alla ricerca del santuario perduto

Ormai era diventato quasi un gioco e anche un’abitudine: quando andavamo vagabondando per le colline del nostro preappennino, lungo il confine con l’Umbria, scrutavamo i profili dei colli aspettando l’apparire di un’immagine che avevamo chiara nella mente:  una piccola altura, un po’ di tetti ammassati, ma pochi, la cuspide di una chiesa e un campanile.

il profilo giusto

Allora mettevamo la freccia e andavamo a controllare se per caso fosse quello il posto del famoso (per noi) santuario che avevamo conosciuto e poi perduto, quello che era dedicato a un barbiere (o forse un sarto o anche comunque ad un modesto artigiano); insomma quel santuario che da anni cercavamo e che ormai pensavamo di avere partorito nella nostra fantasia

Gio va a chiedere

Così è capitato anche quel giorno lì: apparizione del profilo, freccia, il pugnetto di case silenzioso, la chiesa potrebbe essere, ma… esce una signora gentilissima che chiede chi cerchiamo, spieghiamo con un po’ di imbarazzo la faccenda e lei… LO SA!

“Certo che esiste questo santuario!” lei c’è stata più volte, anzi… rientra in casa e torna con una piccola pubblicazione che racconta del Santuario della Madonna del Cerro e del CIABATTINO che tanto si diede da fare per costruirlo.

Ci racconta del miracolo che aveva fatto la Madonna, quella Madonna lì, salvando la vita al bambino mentre la sua mamma pregava con tanto fervore…  e mentre racconta la signora si commuove e le si spezza la voce.   Ci spiega come arrivare alla nostra meta e si scusa, ma è quasi ora di pranzo e lei ha il sugo sul fuoco e il figlio torna per pranzo.   Ringraziamo e partiamo ormai sicuri di noi.

dal Monte Doglio ph:Matteo fattori

quasi nascosto fra la vegetazione , visto dal Monte Doglio (ph:M. Fattori)

Pochi chilometri e ci siamo: eccolo il famoso Santuario! Nascosto su una strada ormai pochissimo frequentata, in una zona che si è spopolata a vantaggio della costa ecco l’edificio che rivela l’epoca di costruzione, in finto gotico, con annesso un edificio per ospitare pellegrini che forse ormai non sono molto frequenti.

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Il luogo è suggestivo, immerso nel verde, lungo il fianco di una collina coperta di CERRI che digrada rapidamente verso la valletta sottostante, dove scorre un torrente e dove c’è una sorgente: la fonte, immancabile, da sempre compagna dei luoghi sacri. 

la sorgente 2

All’ingresso in chiesa ecco finalmente la lapide che in qualche modo confuso Giorgio ricordava: racconta di Angelo Bessi che, benché poverissimo ciabattino, “zelò”  (che espressione buffa!) dal 1842 al 1855 cioè si diede da fare per poter realizzare la prima costruzione di questo santuario, certo molto più modesta e povera di questa per la quale in seguito il parroco, Don Salvatore Scassellati, “ha speso tutta la sua vita”.

il ciabattino

“L’attuale Santuario del Cerro si eleva dove anticamente era la Chiesa di Rotondo, cioé sino all’anno 1540. Trasferite in quell’anno le funzioni parrocchiali nella Chiesa che esisteva dentro le mura di Rotondo, quella del Cerro – chiamata così dal vocabolo del terreno su cui sorgeva – cadde con il tempo in completo abbandono sino al 1835, quando di essa si prese cura Angelo Bessi, nativo di Pantana di Pergola.

Il Bessi, di professione ciabattino, poverissimo, analfabeta e storpio, pensò di restaurare la Chiesa del Cerro per ringraziare la Madonna, dipinta nel se. XVI sull’unico muro ancora esistente del vecchio edificio sacro tutto crollato.  Per andare a Piagge di Monterosso, paese della moglie Santa, il Bessi passava davanti alla diruta Chiesa del Cerro e si fermava dinanzi all’immagine della Madonna.  “… La composizione dell’ignoto pittore cinquecentesco ritrae la Madonna con lo scettro nelle mano destra alzata, sul cui capo – dal viso dolcissimo – due angeli sorreggono una corona di rose. Ai suoi piedi sono una donna in preghiera ed un bambino che si aggrappa alle vesti della Madonna per sottrarsi al demonio che cerca di ghermirlo. L’affresco ricorda il seguente fatto miracoloso: una madre imprecò contro il suo bambino “Che ti porti via il demonio!”. La sciagurata imprecazione stava per avverarsi perché il demonio comparve per impossessarsi del bambino. La donna allora, sinceramente pentita, fece ricorso alla Madonna, la quale, strappato il bambino dal demonio lo ridette a sua madre.”

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Il ciabattino con fervorosa insistenza, chiedeva alla Vergine la grazia del latte per la moglie che, avendo partorito di recente, ne era priva. La grazie venne, e talmente abbondante fu il latte, che la giovane moglie del Bessi poté allattare suo figlio ed anche un altro bambino.

La notizia della grazia ottenuta si diffuse tra tutte le popolazioni della zona, che cominciano ad accorrere al Cerro per pregare la Madonna.

Crescendo di numero i pii pellegrini, aumentarono anche le loro offerte e con esse il Bessi poté costruire una cappella in onore della Madonna. Dopo sette anni, quasi miracolosamente per le molte difficoltà incontrate, riuscì ad edificare una Chiesa vera e propria.

Anche questa chiesa fu subito insufficiente ad accogliere i numerosi pellegrini ed il Bessi, due anni dopo, con le offerte accumulate – specialmente con il rilevante contributo di una pia signora gravemente malata e guarita miracolosamente dalla Madonna del Cerro – poté ampliare la primitiva Chiesa e costruì il Santuario, il quale, poi completato in ogni sua parte, fu consacrato e aperto al culto nel 1851.”

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L’aspetto attuale del Santuario è dovuto ai lavori che si susseguirono dal 1914 in poi ampliando e arricchendo le costruzioni… fino agli anni ’60 anche grazie all’impegno di  Don Salvatore Scassellati.  Il terremoto del 2016 ha lasciato qualche segno che non impedisce la visita.  Le folle dei pellegrini non ci sono più, anche la casa del pellegrino costruita per accogliere i pii viaggiatori è chiusa, ma passando di lì alla domenica quando la chiesa è officiata si incontra tanta gente del luogo che è lì per la messa. 

dopo il terremoto le funzioni si svolgono in un salone che non riesce a contenere tutti

dopo il terremoto le funzioni si svolgono in un salone che non riesce a contenere tutti

In ogni caso il luogo è bello, verde, intatto, lontano dalla folla, così appartato e fuori dal mondo che si capisce come il ciabattino “poverissimo analfabeta e storpio” abbia potuto credere tanto nella propria speranza da riuscire a generare il vero miracolo e far sorgere dalla sua fede un’opera così grandiosa.

Lasciando il piazzale un sentiero scende verso il fondo della valletta e porta alla sorgente dominata da un grande cerro: acqua sorgiva, ma anche sacra a cui possiamo attingere serenità e frescura.

la sorgente (ph P.Lazzarini)

la sorgente (ph P.Lazzarini)

la sorgente 4 

sull’appennino marchigiano: alla ricerca del santuario perdutoultima modifica: 2020-06-28T13:10:31+02:00da scanfesca
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Un pensiero su “sull’appennino marchigiano: alla ricerca del santuario perduto

  1. Il Santuario della Madonna del Cerro si trova nel paesino di Rotondo di Sassoferrato in un territorio denso di storia, di poesia, di sacrifici, di spensieratezze, di lotte operaie, e i ricordi di tutto ciò sono raccolti nel Museo della Miniera di zolfo di Cabernardi e nelle satire di un suo concittadino che abitava proprio di fianco al Santuario: Oreste Crescentini, che declamava i suoi versi in ottava rima nell’osteria di Moregi e dove si sfidava in rima con altri poeti bernescanti o estemporanei, quasi tutti minatori della miniera. Il parroco Don Salvatore Scassellati, dovette anche lui “diventare” poeta in ottava al fine di entrare a comunicare con i suoi parrocchiani. Nell’Agosto del 2016, nella tradizionale gara dei “birroccetti” da sempre organizzata da Adriano Pasquini “Sindaco di Rotondo” ma emigrato a Livorno, è stato messo in scena davanti a un pubblico di rotondesi commossi, lo spettacolo con i versi di Oreste Crescentini e di suo fratello Natale barbiere di Rotondo con la regia di Stefano Fabbroni

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