Quando Francesco a Fabriano chiedeva la strada

la strada romana, di qui passò Francesco

la strada romana, di qui passò Francesco

Pare che la prima volta sia stata nel 1210 quando, scendendo da Cancelli verso Fabriano e il mare decise di fermarsi presso un eremo già conosciuto per fama, quello di S.Maria in Val di sasso, un eremo con una lunga storia, cominciata pare nel VI secolo sotto forma di castello e poi di eremo femminile (!). 

la cima dell'acero rosso indica l'eremo, più su, ancora con una gru accanto

la cima dell’acero rosso indica l’eremo, più su, ancora con una gru accanto

Francesco conosceva la fama di questo eremo davvero “romito”, che ancora adesso è praticamente invisibile se non si è quasi vicini, annidato come è in cima ad una valletta stretta,  ripida e boscosa.

la chiesetta di Camporege (foto di A.Monti)

la chiesetta di Camporege (foto di A.Monti)

La strada che percorreva Francesco passava e passa ancora ai piedi di questa valle in una località che si chiama Camporege  e già questo nome  è testimonianza di un legame con i signori longobardi che  possedettero queste terre e ancora oggi il nome designa una pieve romanica abbandonata nella piccola piana che si allarga a fianco della strada che ancora passa lì accanto.

Dunque Francesco si fermò a Camporege per chiedere la strada per raggiungere questo romitorio dove aveva intenzione di fermarsi per riposare e pregare, ma come dicevo dalla strada non si vedono segni dell’eremo che pur sapeva essere nei pressi.

Francesco chiese allora la strada ad un contadino che stava arando il suo campo e questo con gesto generoso abbandonò l’aratro e si offrì al viandante di accompagnarlo per fargli da guida, portandolo a destino.  Tornando a casa  frettolosamente, preoccupato di concludere il lavoro che aveva interrotto, il contadino ebbe una sorpresa straordinaria: il campo era arato completamente e con cura. Nessuno poté dubitare su chi fosse stato a compiere il miracolo e in più quel campo da allora si rivelò “più ferace”. E da allora prese il nome campo di S.Francesco.

Camporege 1

***DSCN4557

Francesco tornò più volte a Fabriano e a Valleremita,  già nel 1215 vi fondò un convento dove negli anni a seguire fece molti proseliti.

Vi dimorarono S.Bernardino da Siena (1433), S.Giovanni da Capestrano (1450) e S.Giacomo della Marca (1456). Anni addietro erano ancora esistenti le celle di S.Bernardino e S.Giacomo: erano state trasformate in cappelle nelle quali si leggevano le iscrizioni: “Hic Bernardinus, almus stupor Observantiae, habitavit” (Qui Bernardino, fulgida stella dell’Osservanza, abitò) e “Hic, Picenorum gloria, sertum paupertatis, Jacobus habitavit” (Qui, Giacomo, gloria dei Piceni, tesoro di povertà, abitò).

I frati usano chiamarlo “La Porziuncola delle Marche” : come la Porziuncola di Assisi fu la culla del francescanesimo, così la Romita, fu la culla dell’ordine francescano nelle Marche.

Santi e beati  vi hanno vissuto e pregato al cospetto del magnifico polittico di Gentile da Fabriano che proprio per questa chiesa modesta di questo eremo appartato lo ha dipinto… ma che con alterne vicende  è  migrato a Milano, a Brera e qui a illuminare la parete severa di pietra della chiesa c’è una copia fotografica molto fedele che è utile a farci immaginare e rimpiangere il luminoso polittico.

il polittico

Valleremita Natale copia

Il luogo è ed era così romito che nel tempo fu abbandonato e riaperto più volte.  Facendo un salto nel tempo attualmente il convento è di proprietà pubblica, negli ultimi anni è stato restaurato completamente e riaperto e gestito da Francescani che vi organizzano attività religiose anche per gruppi.

il convento restaurato e di nuovo aperto

il convento restaurato e di nuovo aperto

E il campo arato miracolosamente? Quel terreno benedetto dal passaggio del Santo e dal suo miracolo fu donato alla Chiesa e attualmente è della Curia; ancora adesso è sede di vacanze e campi estivi dei ragazzi scout, azione cattolica, gruppi, famiglie… Insomma il campo che era già allora “più ferace” degli altri continua anche se in altro modo ad esserlo… Insomma il campo di Francesco. Che sia una leggenda o che sia storia conta poco: il nome è dovuto a un miracolo, piccolo, di quelli che hanno risonanza solo locale, quei miracoli poco appariscenti che i Santi veri possono lasciare cadere dalle proprie mani come piccoli semi che daranno frutti per secoli.

 

 

 

Quando Francesco a Fabriano chiedeva la stradaultima modifica: 2020-03-25T11:02:55+01:00da scanfesca
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