Campodonico e il suo Maestro: due sconosciuti

Siccome non amo andare in giro per posti frequentati mi capita spesso di dire che un certo borgo o una chiesa o una strada sono perse nel nulla. Lo ripeto ancora una volta per questo San Biagio in Caprile. Dove sia e cosa sia non sono poi molti a saperlo, tanto remota e lontana e nascosta è questa abbazia che il tempo, la storia e gli uomini hanno lasciato dietro di sé come fa la risacca con le conchiglie vuote.

La valle di San Biagio in Caprile

La valle di San Biagio in Caprile

Sorge lungo la strada che un tempo viandanti, eserciti, pellegrini, pastori frequentavano e che adesso se la cerchiamo nella mappa di google vediamo  che si perde fra i boschi, diventando prima un sentiero e poi appena una traccia nel bosco e poi…  nemmeno questa.

le strade che si perdono nei boschi (per trovare la mappa su Google cercare Campodonico)

le strade che si perdono nei boschi (per trovare la mappa su Google cercare Campodonico)

Per sapere che c’è il modo più semplice è volarci sopra:

San Biagio in Caprile visto dall'alto

San Biagio in Caprile visto dall’alto

E così si vede questa struttura severa, dal disegno un po’ confuso che si erge in una valletta strettissima dove c’è spazio solo per l’Abbazia, un praticello, la strada e il fosso.

E’ stata grande e importante, le vicende della storia l’hanno mutilata e deformata come si può capire anche solo guardando la muratura esterna e il confuso disporsi delle aperture.

Fino a pochi anni fa era un rudere cadente, poi è stata salvata con il rifacimento del tetto e poi è arrivata la salvezza vera con il giubileo e da qualche anno è tornata sana, efficiente, accogliente. Non bella, no, perché troppo disordinata è la sua architettura e rozze e severe le sue mura.

il muro con le sue finestre disordinate

il muro con le sue finestre disordinate

Ma adesso si può venire qui a meditare, a incontrarsi, a risiedere, a ritemprarsi, a villeggiare soprattutto a godersi questo essere fuori dal mondo dove l’unico rumore è quello del vento fra gli alberi e del rumorosissimo (!) torrente. Non tornavo qui da anni che vedere la sua rovina mi faceva male anche perché avevo cercato assieme alla gente di qui (invano ovviamente) di convincere  le autorità a recuperarla e soprattutto a riportare qui il tesoro straordinario che come un forziere aveva custodito per secoli fra le sue mura possenti e rozze. Qui sulle pareti di San Biagio in Caprile, verso il 1920, Lionello Venturi scoprì gli affreschi di una Crocifissione e un’Annunciazione di straordinaria bellezza dipinti nel ‘300. Per salvare gli affreschi l’autorità li staccò e li portò ad Urbino con la promessa di restaurare e restituire. Una promessa mai rispettata e lì ancora si possono vedere, sempre belli e commoventi, ma senza la suggestione del luogo per il quale e nel quale sono stati concepiti da un grande poeta.

(N.B. Gli affreschi dell’Annunciazione e della Crocificcione di Campodonico attualmente (2019) sono custodite nella pinacoteca Civica Bruno Molajoli di Fabriano)

L'Annunciazione del maestro di Campodonico

L’Annunciazione del maestro di Campodonico

 

La Crocifissione del maestro di Campodonico

La Crocifissione del maestro di Campodonico

Il pianto di Maria nella Crocifissione di Campodonico

Il pianto di Maria nella Crocifissione di Campodonico

Ma un grande poeta-pittore che è restato anonimo perché sotto la Crocifissione la scritta “HOC OP. FACT. FUIT  TEMPORE D. P. AB. ANNO D. MCCCXLV”. dice che  ” Questa opera fu fatta al tempo dell’abate D. Pietro, nell’anno del Signore 1345″   dunque tramanda ai posteri chi ha pagato, non chi ha creato questa meraviglia. L’immagine della disperazione della Madre sorretta dalle pie donne è davvero indimenticabile. Qualcuno afferma che da solo varrebbe la pena di andare alla Galleria Naz. di Urbino per vedere questo capolavoro assoluto; io continuo a cercare di vederlo sulle pareti oggi spoglie di San Biagio in Caprile. Dunque nella storia dell’arte e nel catalogo di Federico Zeri si parla di questo pittore come del Maestro di Campodonico. Una Abbazia sconosciuta e nascosta e un grande della pittura uniscono il loro nome restando comunque un po’ nascosti e sconosciuti alla maggior parte delle persone, tranne  a noi che andiamo spesso per antiche strade e soprattutto “poco lontano”

N.B. Gli affreschi dell’Annunciazione e della Crocificcione di Campodonico attualmente (2019) nella pinacoteca Civica Bruno Molajoli di Fabriano

Campodonico e il suo Maestro: due sconosciutiultima modifica: 2019-12-30T07:10:08+01:00da scanfesca
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