la scoperta delle Meteore

Una delle figlie è appena partita per una vcanza in Grecia  e sono stata “assalita” dai ricordi…

Quando ci siamo sposati, nell’ormai lontanissimo 1966,  partimmo per un viaggio avventuroso per l’epoca: andare in Grecia ma passando attraverso la Jugoslavia.  Avevamo un’idea molto sommaria di come si poteva viaggiare in quei paesi, specie la Jugoslavia, che era  molto molto diversa dall’Italia di allora e soprattutto pochissimo conosciuta  Fu comunque un viaggio molto interessante, divertente, pieno di sorprese di cui credo dovrò scrivere, spinta dalla curiosità delle figlie, ma la più grande delle sorprese furono le Meteore.

depliant

Quella era l’ultima mattina che passavamo in Jugoslavia in attesa di attraversare la frontiera con la Grecia (allora c’erano eccome!). Sfogliamo i depliant trovati sul tavolino del bar e G. mi dice: “Guarda dove é questo posto: stassera se é possibile voglio dormire qui!”  Era il depliant con le foto delle Meteore che ho conservato e fotografato qui.

Alla sera eravamo lì, abbiamo dormito a Kalabaka, il paese ai piedi delle Meteore, in un hotel che ancora esiste, l’Odissyon, con vista sulle montagne.

Il paesaggio assurdo, visionario, fantascientifico ci lasciò esterrefatti… ne restammo incantati e per giorni siamo restati lì; di giorno salivamo ai monasteri, la sera a passeggio per il paesino per poi aspettare, al tavolo del ristorantino sulla piazzetta, che si facesse notte, che sparissero nel bio le colonne di roccia  e le luci dei monasteri si confondessero con le stelle del cielo…

per bru2 2 copia

verso il Meteoron …fa caldo

La visita ai monasteri:  se ne potevano visitare solo alcuni, pochi e in orari stabiliti.  Salire era abbastanza faticoso, su per scalinate ripide e su ponti gettati sul vuoto…il primo fu il Meteoron, il più grande. Faceva un gran caldo ma una volta entrati siamo stati accolti dall’ ombra del portico e da un monaco che porgeva un vassoio di Loukumie, dolcetti dolcissimi, e una brocca di acqua fresca…

Poi la visita guidata del monastero, assieme a un piccolo gruppo di monache francesi una delle quali, greca di origine, traduceva in francese per le consorelle le parole del monaco che ci guidava e così anche io capivo e ritraducevo per G.

Il tutto si svolgeva in un’atmosfera molto raccolta e intensa. Ad un certo punto mentre visitavamo la chiesa non so da chi del gruppo venne la proposta di pregare assieme, in quel luogo reso ancora più sacro dai secoli di culto e dalle preghiere di una moltitudine di monaci. Erano i tempi del Concilio Vaticano II e ci credevamo.

le suorine

le suorine francesi che se ne vanno… le ho fotografate solo così per pudore

Fu bello e non ci sembrò nemmeno strano benché appartenessimo a due Chiese entrambe cristiane ma allora lontane tanto che ancora oggi stanno facendo le manovre per incontrarsi…

Mentre andavamo da una Meteora all’altra abbiamo conosciuto un greco del luogo che ci accolse parlando un italiano piuttosto buono. Ci raccontò che l’aveva imparato dai nostri soldati (un brivido per noi: dovevamo spezzargli le reni…) di cui aveva un magnifico ricordo. Si lamentava che gli italiani non andavano mai lì, che noi eravamo i primi che si vedevano quell’anno, che dovevamo fare pubblicità.

Ci accompagnò  per un paio di giorni, mostrandoci cose che altrimenti non avremmo visto. Ci mostrò anche il Vangelo che un soldato italiano gli aveva lasciato per ricordo e leggendo il quale in tutti quegli anni aveva esercitato il suo italiano.

sul ponte copia

Ricordo con grande commozione il monastero di Haghia Triada, sulla meteora che si allarga in cima e sembra un vassoio.  Entrammo da soli perché eravamo gli unici ad essere vestiti come richiedevano le monache (grazie ai consigli dell’amico greco). Oltre la soglia una specie di piazzetta sulla quale si apriva porticato arioso della chiesa. E lì in mezzo, seduta su una seggiolina una monaca ricamava delle scarpine di raso coprendole di fiori fatti di perline colorate… Non alzò mai gli occhi benché passassimo lì vicino per andare da un punto all’altro del monastero, seguendo la monaca guida….

haghia triada copia

la foto che ci affascinò allora: é il monastero di Hagia Triada, quella della monaca che ricamava…

Siamo partiti di lì a malincuore ripromettendoci di tornare.

E siamo tornati più volte, ma io non sono più voluta entrare dentro dopo aver visto all’ingresso del Meteoron il baracchino con i souvenir e le orde di turisti con tanto di guide vocianti in tante lingue diverse. L’ultima volta ho camminato per chilometri,  dall’uno all’altro dei monasteri,  senza entrare in nessuno…

Ho molta cura dei miei ricordi.

 

la scoperta delle Meteoreultima modifica: 2019-08-02T09:40:43+02:00da scanfesca
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