Sassoferrato: lo splendore nascosto

Siamo ormai così abituati alla tranquilla bellezza dei nostri borghi dell’interno, alla loro dignitosa e riservata eleganza che non ci si fa più caso, come chi mangia sempre caviale. A me è successo con Sassoferrato: a furia di andarci  per faccende o di passarci  per andare ai monti ho finito per non prestare nessuna attenzione a come è. Ci è voluta una giornata scintillante di sole,  come ne capitano a volte in inverno. Mangiamo con piacere alla locanda di Bartolo* dove ci siamo rifugiati sotto uno scroscio di pioggia, quando usciamo è sereno, serenissimo, lucente e ci vuole una passeggiata. Eccola:

Sassoferrato. Bella ma non solo: anche carica di storia e di cultura. Sassoferrato ha avuto più vite: nella sua piana si combattè la “battaglia delle nazioni” cioè una di quelle svolte che decidono la storia. I popoli che vivevano da sempre in questa parte dell’Italia Umbri, Piceni, Galli,Sanniti  che da sempre erano fra loro avversari contendendosi terre e potere  davanti all’arrivo dei Romani, potenti e aaggressivi, si allearono per affrontare qui, uniti il nemico comune. Un gesto bello che meritava fortuna e invece sappiamo tutti come finì, vinsero i Romani e dilagarono così sulla costa adriatica e poi oltre.

Era il 295 avanti Cristo. Questo luogo, che forse fino ad allora non era stato che un villaggio, divenne Sentinum, città romana di crocevia, ricca, frequentata, con un commercio fiorente. Ma i Romani e loro imperatori passarono, Sentinum perse di importanza e tra l’VIII e il X secolo la città scomparve abbandonata dagli abitanti, decimati dalla fame e dalla peste, incapaci di difenderla dalle irruzioni nemiche, specialmente dei feroci Ungari. Qualche secolo di silenzio e di polvere coprirono le rovine di Sentinum e non se ne parlerà più fino al 1800 con i primi scavi dai quali provengono le belle pietre murate sotto il portico e i bei reperti del museo, da visitare.

Nel 1150 circa, su di un’altura poco distante, un conte di nome Atto, proveniente dal Castello di Galla, presso Genga, fondò un castello, a cui dette il nome di Sassoferrato. Ecco la vera nascita della Sassoferrato che oggi vediamo arroccata sul colle ed è a questa origine medioevale che deve le sue mura, le sue porte, i tanti archi a sesto acuto e le numerose bellissime chiese.

archi puliti

l'arco che porta a S.Pietro

l’arco che porta a S.Pietro

l’abside di San Francesco

Di questa, Santa Croce dei Conti, bisognerà parlare per suo conto perchè c’è molto da dire, soprattutto perché è architettonicamente molto particolare e anche perché è templare, sicuramente. Fa parte di una piccola serie di stazioni templari disseminate fra questi monti.

Santa Croce dei Conti Atti

Santa Croce dei Conti Atti

E contrariamente a quello che si vede di solito questo centro storico è ricco di verde, di giardini e boschetti… in cima a tutto la severa Rocca Albornoz

Sassoferrato: lo splendore nascostoultima modifica: 2019-01-08T08:00:49+01:00da scanfesca
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