ritorno a Castelluccio

giugno 2016

giugno 2016

L’ultima volta era stata all’inizio d’estate del 2016, un paio di mesi prima del primo terremoto poi non ci siamo tornati più perché la strada non c’era e di più perché ci mancava il coraggio.
Oggi siamo tornati soprattutto spinti dal desiderio della figlia che abita a Milano e prima di ritornare lassù aveva voglia di riempirsi gli occhi degli spazi così immensi del Piano Grande.

giugno 2016

giugno 2016

Siamo sulla vecchia strada che abbiamo percorso centinaia di volte, quella che da Visso sale attraverso Castelsantangelo sul Nera fino al Piano piccolo o Piano perduto… fin qui siamo ancora nelle Marche perché questo piano che sta alle spalle del paese è quello che nella battaglia definitiva di una lunga guerra (per il possesso delle sorgenti e dei pascoli probabilmente) fra Visso e Norcia  i vissani conquistarono. La strada è quella dicevo, ma la percorro con un magone via via più grande: è aperta solo nei fine settimana perché negli altri giorni ci sono i lavori visibili lungo tutta la salita. Parte della carreggiata manca e in più di un punto i semafori regolano il transito alternato.

Poi si raggiunge l’orlo della conca, si supera il valico della Spina di Gualdo, dove lo sguardo si allarga sul paesaggio tanto amato. Ma prima purtroppo c’è la chiesetta lì di fianco alla strada, che da sempre ricorda la battaglia e la pace successiva: sventrata dalle scosse…

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Già da qui lungo la strada si vedono luccicare le carrozzerie delle auto posteggiate. Castelluccio è sempre una meta attraente per turisti domenicali. Infatti in paese si fatica a passare. Non ci siamo fermati: troppa gente e troppo rumore e anche troppe cose che c’erano e non ci sono più.

Ai piedi della collinetta del paese ecco il centro commerciale che dovrebbe aprire nei prossimi giorni… ancora sembra  relativamente ingombrante, ma quando ci saranno i parcheggi e le auto e l’urbanizzazione relativa… andiamo più lontano che è meglio.

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Appena guadagnata un po’ di salita, lungo la strada che si dirige verso il valico della Forca di Presta non c’è nessuno, non arriva nemmeno il rumore, è ora di camminare un po’.

La natura, il paesaggio sono sempre loro, hanno indossato i colori autunnali, una quantità di sfumature di verdi spenti e di colori di terra… senza il fulgore del momento della fiorita ma anche senza le distrazioni di quello spettacolo. A me il Piano Grande nella sua veste autunnale sembra ancora più surreale, solenne, infinito.

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Il Vettore mostra i segni del cataclisma: il segno orizzontale su in alto è molto più profondo è inciso… è la famosa faglia dei Sibillini di cui abbiamo tristemente capito l’importanza: prima era famosa solo fra i geologi adesso la conosciamo tutti specie noi marchigiani o umbri.

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La bellezza di questo luogo è intatta, soprattutto qui dove non c’è confusione e a confermare che la natura continua il suo percorso eterno spunta il pastore (giurerei che è lo stesso che incontravamo spesso qui) e un gregge molto più numeroso del solito; i suoi cani si schierano tutti dalla parte dove sono io, a protezione; un po’ inquietanti soprattutto i grandi maremmani (o abruzzesi che non me ne intendo). Uno mi viene vicino, quasi mi tocca poi se ne va… fiuuuu!

Scendiamo di nuovo a Visso, dove ci fermiamo a lasciare il nostro contributo all’economia locale e anche al nostro benessere: marmellate, miele, dolcetti della Sibilla, zuppe, ciauscolo al finocchietto selvatico e immancabili le piccolissime lenticchie della miracolosa Piana di Castelluccio . È ora di tornare

spesa

ritorno a Castelluccioultima modifica: 2018-10-01T09:16:23+02:00da scanfesca
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