sulle rive dell’Atlantico, portati dalla sabbia e dal vento

Schermata 2018-04-23 alle 10.08.20Per aver voglia di partire per andare poco lontano basta essere attirati da un nome, a volte da una immagine fugace. È quello che ci capitò quell’anno, qualche anno fa. Ancora non c’era Google né Yahoo: mi era bastato leggerne per decidere di farne la meta di uno dei nostri viaggi pigri e senza prenotazioni: la Dune du Pilat, sulla costa atlantica della Francia, a sud di Arcachon.

Dal diario di viaggio: “Abbiamo attraversato la Francia per arrivare fin qui e adesso camminiamo in una pineta  che confina con una specie di enorme collina di sabbia dorata, si sale su per un sentierino ripidissimo, anche a gradini e si sbuca lassù, in cima all’ enorme mucchio di sabbia.

Quasi a perdita d’occhio, per qualche chilometro alla nostra sinistra si stende la duna. Noi siamo sulla cresta alta forse cento metri o più di questa duna che digrada rapidamente (ripidamente?) verso l’oceano.

Tira vento forte, sale dal mare verso la cresta, il vento  è forte tanto che addirittura l’aria non è tersa perché  carica di granelli si sabbia

Un bambino piange per  il vento  che gli sbatte in faccia la sabbia che pizzica, l’aria pare carta vetrata.

Il vento dell’oceano spira senza quiete sempre nella stessa direzione, dal mare verso l’interno, rade la superficie inclinata della duna, spinge la sabbia su su fino alla cresta e lì la lascia cadere.

Così dalla cresta la duna precipita, quasi perpendicolare, verso la pineta ai suoi piedi e lentamente la copre, la invade…. gli alberi ai piedi della duna sono sommersi nella sabbia fino alla chioma, altri non si vedono più, sono stati sepolti da tempo… La gente si arrampica su e resta un po’ attonita: la duna  è nello stesso tempo gigantesca e incomprensibile.

Ma cosa c’è di strano nell’esserci della sabbia in riva al mare?

Già ma qui non è mica come la sabbia a Rimini!  È sabbia, vero, ma è una montagna gigantesca, è lunga chilometri, è alta più di un centinaio di metri, si protende nell’oceano col quale combatte una battaglia durissima… è soprattutto l’ultima testimonianza di un ghiacciaio che veniva a morire qui nell’era glaciale….

Si resta un po’ attoniti giustamente davanti alla maestosità di una cosa così fragile e possente come una montagna di sabbia. Valeva la pena venire qui anche perché non esiste possibilità di farsene un’idea dalle immagini.

Infatti non si riesce fotografarla rendendo anche minimamente la grandiosità: non ci entra nell’obiettivo… per capire appena bisogna guardare quei puntini scuri che non sono imperfezioni della foto, ma persone adulte….. la proporzione è significativa.

pilat1

Adesso con i droni si possono aver anche immagini complete, ma non emozionanti come esserci.La gente si è inventata un modo di godersi la duna : si mettono sulla linea di cresta e poi, urlando in modo liberatorio, si buttano giù verso la pineta, nel baratro.

Non si corrono rischi perché inevitabilmente si cade con i piedi nella sabbia e ci si infila fino alle ginocchia e ti frena… ma il gusto di lanciarsi nel vuoto senza imbracature, meccanismi, aggeggi complicati è impagabile e forse non si può provare in molti altri luoghi.  Volare… esorcizzando l’inevitabile paura del distacco da terra con un urlo che viene dal profondo…. poi bisogna tornare su con una fatica terribile, peggio che sulla neve perché nella sabbia si affonda e non ci sono ski-lift.”

Continua…

Schermata 2018-04-23 alle 10.05.00NB: dalle foto più recenti vedo che sono state costruite delle palizzate che impediscono questo “lancio” nel vuoto…

sulle rive dell’Atlantico, portati dalla sabbia e dal ventoultima modifica: 2018-04-23T11:10:49+02:00da scanfesca
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