a Paggese la storia è scritta sui muri

Frazione-Tallacano-di-Acquasanta-Terme“Al turista che risale la valle del Tronto Paggese appare all’improvviso, in bella posizione sul suo sperone di travertino, tra il verde della Laga e sullo sfondo il crinale frastagliato, bianco di neve, del monte Scalandro. Poco discosti, a est, impreziosiscono lo scenario Castel di Luco, dalla singolare pianta rotonda, e l’Abbazia benedettina di Valledacqua.” Così lo presentano nel bel sito http://www.paggese.it.

E in effetti la descrizione è piuttosto veritiera di Paggese, Provincia di  Ascoli Piceno, una manciatina di case su per un pendio, lungo il percorso dell’antica Salaria.

Lo chiamano il paese delle pietre che parlano e con molta ragione: siamo nella zona delle cave di travertino dunque é stato un paese di cavatori, di  tagliatori di pietre da costruzione, capitelli, colonne, architravi, archivolti, pietre d’angolo,  insomma gente che della pietra sapeva molto.

Nel ‘500 questa gente di montagna, umile e colta,  che  alla pietra doveva tutto (il benessere e il ruolo sociale) quando finalmente lavorava la pietra per costruirsi la propria di casa  cercava anche di  affidarle un messaggio e così sono nate  le pietre parlanti, le iscrizioni tanto originali e numerose per un paese così piccolo e modesto:

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Per esempio questo augurio alla casa che dice:

STET DOMUS NEC DONEC FLVCTVS FORMICA MARINOS EBIBAT ET TOTVM TESTVDO P[ER]AMBVLET ORBEM

e cioè: “Sii salda casa finchè la formica non beva (tutte) le onde e la testuggine (non) percorra tutta intera la terra”

Bello, ottimista, originale e anche efficace visto che la casa é ancora lì ed è ancora bella.

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Le case di Paggese parlano una lingua semplice e saggia come per esempio questa bella finestra che dice

SI PATIENS  SI SAPIENS .  come dire  SE SARAI PAZIENTE SARAI SAPIENTE

una sentenza stringata ed elegante; chi vive oggi in questa casa aggiunge del suo una bella tenda e uno scenografico panno azzurro

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E ancora una citazione colta come  “Non val ventura a chi non se afadiga” Il verso è tratto dal poema “L’Acerba” (libro II, cap. I “Della Fortuna, v.749), opera di Francesco Stabili detto Cecco d’Ascoli, poeta, medico ed astronomo nato nel 1269 e morto nel 1327 sul rogo, accusato di “errori contro la fede”.

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E ancora: la pietra spesso fungeva anche da insegna degli artigiani  come questa del fabbro.

Naturalmente il meglio dal punto di vista artistico è nella chiesa, nelle lapidi pavimentali e anche nello splendido tabernacolo con una commovente Natività.

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natività Paggese

Ma Paggese non parla solo con le sue pietre: nella loggia che si apre accanto alla chiesa, in uno spazio dove  la comunità si riuniva anticamente a Parlamento, un grande affresco che rappresenta un Sant’Antonio fra due Santi é stato completamente “rovinato (!!)” da una quantità di scritte vergate nel volgere di qualche secolo dagli abitanti del paese per ricordare eventi significativi.

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La spiegazione del luogo scelto per queste registrazioni é semplice: un luogo pubblico, frequentato dalla comunità intera per i suoi momenti più importanti e anche una superficie semplice da incidere, certo duratura e anche a portata di mano.

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E’ grazie a questi che potrebbero essere considerati vandali (a dire la verità l’affresco non é proprio un capolavoro) che sappiamo che avvenne – e quando – un delitto, quanto veniva pagato il grano e quando cominciò e finì la peste…

E per la gioia dei cultori dell’occulto e dei misteri più misteriosi… ecco anche il quadrato magico, il famoso SATOR AREPO TENET

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Tutte queste scritte, giustamente rispettate dall’intervento di recupero dell’affresco, sono state raccolte e interpretate dai benemeriti volontari del circolo ARCI locale (a cui va la nostra gratitudine).

Sappiamo così che il 20 maggio 1633  CASCO’ LA NEVE,

A di 29 di 9bre 1697 / fu fatto omicidio / al fosso. 

ANNO DOMINI MDCLVI / COMINCIO’ LA PESTA /A PRIMAVERA

A DI ………..fu vi(n)ta la pesta 1632

A dì sei Genaio 1833 furono amazati maiali 6

A di 10 de 9bre 1600 Fu fatta al paese La velegna

e anche  un proverbio:

Assai guadagna chi fortuna passa / Ma più guadagna chi puttana lassa

(la parola “puttana” è cancellata ma era stata  riportata dal Gabrielli nei suoi taccuini).

E se qualcuno, come me, ha la curiosità di leggere tutti questi messaggi dal passato può andare a Paggese oppure che pur essendo nel cuore del cratere del terremoto ha qualche casa puntellata ma è agibile come mi hanno assicurato oggi (17 marzo 2018) dei funzionari del comune di Acquasanta da cui Paggese dipende. Invece il vicino bellissimo Castello di Luco dalla originale pianta rotonda che ospitava un ristorante è attualmente chiuso per ristrutturazione dopo aver subito danni per il terremoto recente.

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a Paggese la storia è scritta sui muriultima modifica: 2018-03-17T11:16:10+01:00da scanfesca
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