c’era una volta la regina Arnolfa

Cammina cammina cammina, come nelle favole, dopo chilometri in mezzo al verde intenso dei boschi umbri a primavera  siamo arrivati a Roccanolfi di Preci.
Secondo gli esperti si chiamava “arcem Arnulphi” e questo nome dichiara la sua origine longobarda.
Un paesino abbarbicato a uno sperone di roccia, sul crinale di un colle a guardia degli accessi della valle Oblita.
Non c’è modo di entrare se non a piedi, e avendo un buon fiato.

*salita1Saliamo  con passo da montagna lungo le stradicciole impervie, dalla pendenza aspra, ma di belle pietre ben connesse e fiancheggiate da piante fiorite in ogni minimo spazio.

*salita

Schermata 05-2456809 alle 10.46.11le rose*Salire è proprio fatica ma ogni passo è una piccola scoperta: un arco, una data e portali medievali a sesto acuto, innumerevoli, perfetti nella loro pietra ben tagliata.

via *Una delle strade soprattutto è affascinante e la frequenza del portali scolpiti:  date, simboli, stemmi… tutto fa pensare a quando era viva e ogni porta era una bottega di artigiano e c’era gente indaffarata ovunque

 

la strada*Non si riesce, almeno con i miei mezzi, a fotografare se non qualche decina di metri della strada che è stretta e tortuosa… del resto scopro  che questo “grazie” a un severo piano regolatore del 1460…!
“In Roccanolfi si stabilisce che tutte le vie interne siano larghe sette piedi tranne che nei punti indicati (cioè agli imbocchi e in altri punti strategici) dove si devono restringere a cinque piedi e le vie del circuito murario interno siano larghe tre piedi…..”    insomma strade strette, controllabili ma anche estrema severità nello stabilire le minime altezze consentite per volte e balconi o i massimi ingombri dei corpi-scala esterni in modo da mantenere sgombra la sede stradale. Una cura esemplare che a distanza di secoli ancora funziona e rende questo paesino davvero bello. Finalmente un piccolo slargo pianeggiante, grande pochi metri quadrati su cui si apre un portichetto: LA PIAZZA!

*piazza 1piazza2*In un altro posto questo sarebbe solo uno spiazzetto  qualunque, qui invece, dove vincono il dirupo e l’erta, una piccola spianata come questa, ricavata a fatica e a furia di pietre, è una preziosa rarità.   Adesso purtroppo è un po’ ingombra di materiali del vicino cantiere della chiesa in restauro, due fontane che ormai non danno più l’acqua, e… la sdraio sulla quale una ragazzina (una delle 4 persone che ho incontrato tutte della stessa famiglia) siede a fare merenda con davanti un panorama favoloso. Come se fosse il suo terrazzo ma è stato altro per la comunità,  lo si immagina e sulla parete di fondo  un foglio incorniciato che in versi zoppicanti racconta di quando Roccanolfi era viva: è datata 1946

lo scritto2Ci fa ricostruire mentalmente la vita faticosa, dura, ma ricca di relazioni di questo sperduto paese di montagna dal  passato importante e prospero.
Il terremoto del 1997 ha picchiato duro da queste parti, ma la saggezza degli interventi  ha provveduto a pianificare la ricostruzione gestita localmente e sta recuperando il paese: prima le case per chi era rimasto senza e poi mano a mano il resto.
Così a Roccanolfi ancora sono al lavoro per gli ultimi interventi sulla chiesa e  sulle case di non residenti che vengono ristrutturate con cura e rispetto per offrirle sul mercato (vedere le offerte)

le gru *Ho trovato una foto antica di molto prima del terremoto –  basta vedere che ci sono dei pagliai – e Roccanolfi come è ora, con le gru che ancora sono al lavoro. I cambiamenti non sono poi molti e anche questo lo dobbiamo almeno un po’ al piano regolatore del 1460.

*RoccanolfiDelle mura difensive resta la torre e una bella porta, la porta della regina che ricorda l’immancabile leggenda sulla fondazione del paese.

la regina*la porta*La regina Nolfa o Arnolfa, delusa dalla vita matrimoniale, giurò di ritirarsi sui monti in un castello che nessuno, e tantomeno il marito, avrebbe mai ritrovato.
Così sarebbe nato Roccanolfi, Arcem Arnulphi. Per essere fuori mano è fuori mano, ma
noi lo abbiamo trovato e ci è anche molto piaciuto, così  lontano da tutto, perso nel silenzio dei boschi e dei monti umbri.

 

c’era una volta la regina Arnolfaultima modifica: 2014-06-14T11:18:19+02:00da scanfesca
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4 pensieri su “c’era una volta la regina Arnolfa

    • è stato scritto il mese scorso, poco dopo che avevo scoperto questa piccola meraviglia… Spero di non aver scritto sciocchezze .Mi fa piacere che ti sia piaciuto. Tornerò per vedere la chiesa che era chiusa.

  1. è molto bello, ho altre informazioni che possono completare la storia della Rocca avendo letto un vecchio libro del prete, dove, seppure in modo sommario ma interessante, vengono raccontate le tappe della trasformazione del castello nell’attuale paese. Sono Luciano Cacichis figlio di Nebbia Maria, nata alla Rocca Sorella di Ottavia e Rosa tutte scomparse, come il fratello Pierino,oltre a tanti altri che ora non ci sono più e che hanno accompagnato la mia gioventù insieme a mia moglie, conosciuta proprio alla Rocca nel 1974 grazie alla dottoressa Luciana, in quegli anni compagna di liceo di mia moglie

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