Percorsi sul confine

Non é facile arrivarci, in una zona di confine fra Marche e Umbria dove un tempo passavano anche gli eserciti e le strade romane.

Intanto l’ antica Via della Spina, una deviazione della Flaminia, che unisce Spoleto al valico di Colfiorito, dove cercò di passare anche Annibale dopo la battaglia del Trasimeno e ne fu dissuaso al Passo dell’Acera dal getto di olio bollente (olio umbro, che spreco, ma ne valeva la pena!).

Molto prima sembra fosse la via percorsa dal ferro estratto nelle miniere dell’Elba per raggiungere la costa e poi la Grecia… Insomma di qui passavano commerci e affari ricchissimi, poi come spesso accade fra i monti, la storia ha deviato e dimenticato questo percorso.

Andarci oggi é una esperienza notevole, adatta a chi é capace di emozionarsi per un percorso nel silenzio, senza traffico, in un paesaggio intatto, verdissimo, punteggiato da campanili, rocche, paesini isolati i cui nomi non dicono niente a quasi nessuno: Cammoro, Orsano… Ali (!) e Sellano. E nei pressi anche  Rasenna e Rasiglia, nomi dal sapore etrusco (che forse ne tradisce l’origine remota).

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Edifici antichi che sono stati stazioni di posta o monasteri che accoglievano malati e pellegrini, case rurali fortificate dal sapore medievale, boschi, siepi, e poi piccolissimi villaggi dal nome fascinoso come Cecanibbi.

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Ma la meta ambìta, difficile da trovare ma frequentatissima specialmente in  agosto é la Grotta del Beato Giolo, nel comune di Sellano. E’ persa veramente fra i boschi e siamo dovuti tornare dopo averla mancata la prima volta. Eccola qui nello splendore della sua rusticità:

una piccola cappella semplicissima, un prato con un altare per la messa all’aperto, un sentierino che sale e poi la grotta.

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P4010008.JPGLa grotta dove, per buona parte della sua vita dimorò il Beato Giolo..!Un nome non solo un po’ strano, ma sicuramente sconosciuto ai più. Eppure è un esempio perfetto di marchigiano, un sant’uomo che vive appartato e nascosto, ma che, soprattutto, é rimasto famoso per un miracolo che più domestico e rustico non potrebbe essere:

portò del fuoco nel mantello senza che bruciasse!!!

Quando l’ho letto per la prima volta ne ho sorriso, poi pensando a quanto importante poteva essere all’epoca avere del fuoco, ne ho valutato la forza simbolica. Insomma questi marchigiani di montagna hanno cercato una virtù comprensibile e vicina alla durezza della loro condizione.

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  Infatti gli sono affezionati, ogni anno in estate si fanno pellegrinaggi che finiscono sul prato con una opportuna merenda e poi il percorso fino alla grotta

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e qui, bagnando le dita nell’acqua che si raccoglie  sul fondo della grotta e lungo le pareti, si segnano e la usano come se si fosse …a Lourdes.

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Un santo schivo e semplice ma così amato che alla sua morte, avvenuta nel 1315, annunciata da eventi miracolosi (le campane suonarono senza essere toccate) e nacque una  disputa tra gli abitanti dei castelli vicini per accaparrarsi il corpo dell’eremita che venne “risolta” da una fitta nebbia che consenti ai soli sellanesi di trovare l’anfratto nascosto dove era riposta la salma e impedì agli altri popoli di giungervi facendo loro smarrire la strada. All’ingresso delle mura di Sellano uno zoppo, toccando il suo corpo, tornò sano...

 

 

Percorsi sul confineultima modifica: 2013-03-23T18:07:32+01:00da scanfesca
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