tornare a Matera

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Matera circa 1970 – foto di archivio

Siamo stati a Matera per la prima volta all’inizio degli anni ’70. Non la conosceva quasi nessuno, bisognava spiegare cosa fosse e dove e molti ci chiedevano perché ci andavamo. La condizione miserevole della popolazione dei Sassi, descritta da Carlo Levi, aveva fatto scandalo e nel 1952 la legge speciale aveva decretato lo svuotamento dei Sassi  perché il rione era “una vergogna nazionale”  come concordavano tutti, da De Gasperi a Togliatti.

particolare

le case svuotate, le finestre cieche…

Quando abbiamo cominciato ad andarci lo svuotamento era stato completato, i Sassi erano praticamente deserti, ci si incontrava ogni tanto qualcuno che andava a curare uno di quei minuscoli orticelli che aggiungevano una nota di verde in mezzo a tutta quella pietraia. Una vite a pergola, una pianta di pomodori, un fico, del basilico… il tutto in meno di un metro quadro, in ritagli di terra ricavati a forza, raccolti fra le pietre.

fioritaSi camminava per ore fra porte serrate, i ciuffi d’erba cresciuta fra le pietre, vicoli sbarrati per pericolo di crollo. In autunno si sentiva odore di mosto; ci capitò di trovare aperta la porta di una cantina dove un anziano stava lavorando il suo vino. Ci fece entrare e secondo la regola imprescindibile dell’ospitalità ci offrì da bere un vino rosso scuro, corposo, ruvido che dette alla testa a G. che è assolutamente astemio (risente anche di un cioccolatino al liquore! ).

Matera allora era ancora quella del film di Pasolini, solo che nella realtà era meno drammatica, meno cupa, molto più colorata e luminosa, secondo stagione, in primavera anche fiorita.

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Ci tornavamo spesso, quasi puntualmente una volta all’anno, ma in periodi diversi. A volte ci abbiamo passato le vacanze pasquali, qualche Capodanno, delle vacanze estive soprattutto a Luglio per la festa della Bruna, la patrona della città. In seguito, più esperti, andavamo in primavera o in autunno, per evitare la gran calura dell’estate… Ci abbiamo visto la neve e la pioggia e il sole abbacinante sulla pietra candida…

Matera “sono” due città: quella rupestre che scende a gradoni lungo i fianchi del Sasso Barisano e del Caveoso e quella del Piano, che li sovrasta, città nobile e borghese, ricca, sorta nel cinquecento sul margine del dirupo.

Due città che allora non si guardavano. La prima volta che sono stata a Matera, appena uscita dall’albergo (che naturalmente si trovava al Piano) andai nella farmacia sulla Piazza principale; dietro al bancone, alle spalle dei commessi, si spalancava una finestra enorme, e di lì si vedeva una gran parte del Sasso sottostante. Non sono riuscita a trattenere una esclamazione di stupore e di  meraviglia. Mi hanno guardato con una certa diffidenza e curiosità, sembravano non capire cosa avessi da esclamare…

percorsi

Allora per  “entrare” nei Sassi dal Piano si imboccavano dei passaggi, quasi nascosti, spesso degli archi che portavano a una serie intricatissima di stradine, vicoletti, svolte, scalinate, passaggi coperti…andavamo a caso, girando dove si poteva o si aveva voglia. Non ci si poteva perdere: comunque in fondo alla discesa si sarebbe arrivati alla strada di epoca fascista che costeggia il Sasso Barisano sul margine della Gravina. Ogni tanto un palazzetto, una chiesa bella (e chiusa) e poi la meraviglia di queste case grotta, in cui il tetto della casa di sotto era il pavimento o il cortiletto di quella sopra… e poi i “vicinati”, come dire i condominii dei Sassi, meravigliosi piccoli slarghi (sempre minuscoli che qui lo spazio era poco) circondati da cinque o sei abitazioni legate l’una all’altra con invenzioni originali, fantasiosi accostamenti, passaggi, scalette, soluzioni realizzate con una sapienza e una cultura architettonica frutto di millenni.

vicinatoA.Zavattini 1952

un vicinato foto di A.Zavattini 1952

Vagabondavamo così per ore, ognuno dei due a suo modo e con il suo passo… sempre in solitudine quasi completa…

La mia passione è sempre stata la parte meno curata e più nascosta e fuori dai percorsi turistici: il rione dove le costruzioni diradano e quello che resta sono soprattutto i gradini e i pavimenti di case ormai scomparse, pietre che portano i segni dei passi che le hanno consunte e rese lucide, segni anche delle vite che qui si sono avvicendate nel tempo. Era il mio pellegrinaggio ogni volta… le chiamo le mie “pietre dei Sassi”!

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I primi anni che venivamo a Matera da sopra si poteva guardare il panorama dei Sassi quasi solo dal piccolo belvedere della Piazza Pascoli. La nostra passeggiata serale ci portava immancabilmente lì. Il belvedere era di solito pieno di uomini anziani, chiaramente materani che guardavano giù in silenzio. Quando ci avvicinavamo, cortesemente, ci cedevano il posto per permetterci di guardare. Ho attaccato più volte discorso con queste persone e mi  hanno detto che guardavano i posti dove erano cresciuti, la città ormai svuotata che avevano conosciuta popolata e piena di vita: “Signora allora se guardavate da qui non avreste visto il pavimento tanta era la gente che c’era, come le formiche…”

il terrazzino

Poi, dopo lo svuotamento e l’abbandono negli anni ’80 è venuta la legge speciale per il risanamento, i finanziamenti e i progetti e sono cominciati i lavori.

Che sorpresa quella volta (ormai negli anni ’90, dopo un’assenza di un paio d’anni) che arrivati come al solito sulla Piazza Vittorio Veneto, quella centrale, quella del passeggio serale, la piazza non c’era più… o meglio in parte era stata tolta la pavimentazione e scoperto così strutture monumentali, grandi cisterne, una città sotterranea… e in più finalmente erano state abbattute alcune casette sul margine del dirupo e si era aperto, finalmente, un magnifico belvedere sul Sasso…

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Le due città tornavano a guardarsi. E poi si è cominciato a vedere  i panni stesi, case abitate recuperate con attenzione e cura; niente fili né tubi esterni, anche le bocchette per l’aria sono fatte, obbligatoriamente, nel tufo locale, diventando degli elementi ornamentali.

Nei primi anni del 2000 abbiamo anche provato l’emozione di dormire in un Sasso, dove erano stati aperti alberghi e B&b. Certo erano cambiati i tempi da quando faticavamo a trovare un ristorante o una pizzeria che non fossero i soliti due o tre, ma ormai si poteva scegliere di tutto: la cucina tradizionale lucana ma anche mangiare e bere come se si fosse in una qualunque periferia metropolitana… ( !!! )

E poi i film che hanno propagandato Matera (soprattutto quello di Mel Gibson) hanno portato a Matera una gran quantità di gente che cercava i luoghi del film e ignorava quasi del tutto il senso e la storia di questa città. Un giorno proprio mentre camminavo lungo la strada che scorre ai piedi del Barisano mi ha accostato un’auto (con la musica a palla) e il passeggero mi ha chiesto “Scusi, ma dove sono ‘sti Sassi?”  Ci è rimasto male quando con un gesto circolare gli ho risposto: “Sono questi”…

camminando

con gli amici più cari

Siamo tornati ancora, con cadenze più rallentate, e ogni volta di novità ne abbiamo trovate tante, tantissime: recuperi, restauri, iniziative, bar, birrerie, locali, pizzerie, musica, gente, rumore, quasi ogni edificio un B&b… Fino a qualche anno fa c’era una zona con dei “bassi” cioè i locali a piano terra, che hanno come unica apertura la porta che dà sulla strada,(passando si vedeva la tavola, dietro il letto, poveri mobili, erano abitati dalle persone più povere e passando evitavo di guardare per non mettere in imbarazzo le persone anziane che si affacciavano. Adesso non se ne vedono più: recuperi, restauri, iniziative… e anche quei locali sono diventati preziosi, c’è tanta tanta gente, e tanti di loro sono lì per divertirsi… la movida è arrivata qui!

Matera è salva, è stata recuperata, il turismo ormai è fiorente e dà lavoro. La meravigliosa libreria di Piazza Pascoli, dove andavo per ascoltare il libraio che raccontava i libri ai clienti (e io gli porgevo libri a caso chiedendogli di farlo anche per me) l’ultima volta che siamo stati lì non c’era più… Non so se ne hanno aperta un’altra, ma magari adesso che sta per vivere il suo anno di Città della cultura nel 2019…

Leggo però che un’altra libreria storica chiude (così da tre che erano rimaste diventano due) strangolata dall’affitto raddoppiato: i locali sono diventati preziosissimi. Dice il libraio a chi gli chiede perchè: «Fino a tre anni fa questa era una città di materani che accoglieva qualche turista; adesso è una città di turisti che, con fastidio, fa spazio a qualche materano». “I Sassi si stanno trasformando in un bazar, rinnegando la loro storia. Dove c’erano officine, magazzini, cantine, ora i turisti dormono, mangiano, si abbronzano»

Forse non tornerò più a Matera per conservare quella che ho nel cuore.

scende la notte su Matera

Matera al tramonto vista dalla Murgia Timone, la rupe di fronte alla città da cui da sempre andiamo a salutare Matera prima di partire

 

 

 

tornare a Materaultima modifica: 2017-09-25T09:27:22+00:00da scanfesca
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