S.Leo e S.Igne: la guerra e la pace

da Wikipedia

C’è tanto da vedere su questo sperone di roccia che proprio per la sua forma è stato da sempre un luogo visibilmente speciale e dunque di culto: una scheggia di roccia così maestosa e drammatica che domina il paesaggio della valle del Marecchia, visibile da lontano e dalla quale si guarda lontano.

Molti sono i segni della frequentazione di questo luogo sopravvissuti alle vicende guerresche di cui un posto così inevitabilmente è stato teatro. Nel piccolo centro storico fianco a fianco si possono godere due affascinanti pievi romaniche e un minuscolo giro di casette medievali e palazzetti signorili carichi di lapidi dedicatorie. Attorno magnifico il paesaggio della valle Marecchia, dai monti fino al mare, la rupe quasi gemella di Maiolo, e sovrastante il paese la famosissima Rocca di S.Leo “frequentata”, loro malgrado, da eroi risorgimentali prigionieri, ma soprattutto dallo strafamoso  Conte di Cagliostro.

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dal vicolo la visione della rocca di Maiolo

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Turisti, vacanzieri, scolaresche affollano il paese e ne animano le strade, ma S.Leo è stato frequentato da sempre: dal compagno di San Marino, il San Leo a cui è dedicato, e poi da Berengario che la eresse a sua capitale e poi anche da Dante e dai potenti che a turno se ne impadronirono, ma ospitò anche e per motivi ben diversi, San Francesco.

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Qui, l’L’8 Maggio 1213, durante la sua missione apostolica, San Francesco sostò a San Leo  In questa occasione egli tenne una predica sui versi di una canzone amorosa del tempo: “Tanto è il bene che io m’aspetto che ogni pena m’è diletto”.

Tra gli illustri personaggi presenti alla cerimonia vi era anche il Conte Orlando de’ Cattani, signore di Rocca di Chiusi nel Casentino il quale, inter milites imperatoris strenuissimus miles, gli offrì i propri possedimenti sul monte della Verna

ma non fu l’unico che si “innamorò” del Santo:

La fresca e travolgente spiritualità di Francesco conquistò, in particolare modo, Bonconte di Montefeltrano che pensò bene di offrigli un luogo di sosta nel suo dominio: Santegna, una selva in aperta campagna, dinanzi all’altissima rupe ove si trova il suo castello, che oggi è nota a tutti come Sant’Igne.

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Ecco: Sant’Igne. Sono davvero pochi quelli che, dopo aver visitato in lungo e in largo il borgo e soprattutto la Rocca, prima di partire hanno voglia di fare una piccola deviazione e seguire la freccia che indica, a un paio di chilometri, Sant’Igne.

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È assai probabile che la fondazione francescana, conseguente la presenza dello stesso San Francesco in San Leo nel 1223 (dopo la visita del 1213) venisse ad affiancarsi ad una preesistente cappella edificata dai monaci cistercensi. Come recita la primitiva Regola francescana il convento si trova fuori le mura del centro medioevale, lungo una delle principali direttrici d’accesso. Oggi il convento è in luogo romito, quale terza perla nascosta dell’architettura religiosa medievale a San Leo.           Il luogo come dice il testo è romito, ma non desolato: straordinariamente circondato dal verde e dal silenzio, dominato dalla rupe di S.Leo, ma fuori dalla folla,

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da S.Igne

la rupe vista da S.Igne (foto di repertorio)

Forse visitabile con un permesso, ma godibile anche così, all’esterno e infatti è meta di comitive che percorrono i sentieri del Montefeltro a piedi. La gente di S.Leo è molto orgogliosa della sua rocca tanto da dire:

« Un sol pèpa, un sol Dé, un sol fort d’San Lé. » « Un solo papa, un solo Dio, un solo forte di San Leo. »
per me io preferisco lo spirito francescano, quello del “Laudato sii” che a S.Igne è chiaramente percepibile.
S.Leo e S.Igne: la guerra e la paceultima modifica: 2017-05-23T11:17:53+00:00da scanfesca
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