a Ostra; viaggio fra gli ex-voto

Di solito all’indicazione “Santuario di…” non rispondiamo perché le strutture dei santuari appartengono per la gran parte al periodo barocco rococò che non ci attira molto, mentre siamo attratti irresistibilmente da “Eremo di…”  e anche “Abbazia di…”: siamo fans del romanico!

Con il tempo si diventa più saggi e dopo qualche esperienza abbiamo scoperto che può essere molto interessante seguire anche queste frecce perché ci si può imbattere in sorprese davvero stimolanti. Il Santuario della Madonna della Rosa di Ostra è uno di questi: in mezzo alla campagna dei primi colli marchigiani è molto curata e sempre aperta.

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La storia tratta dal sito del Santuario:

 “… esisteva in epoca immemorabile, un’edicola in cui veneravasi una immagine della Vergine, dipinta su rozza parete, ai piedi della quale scorreva un ruscello di limpida acqua….Dal vago fiore che la Vergine Benedetta tiene nella mano sinistra, i fedeli cominciarono ad invocarLa col dolce titolo di “Madonna della Rosa”. Nel 1666, dalla mano devota di una pia fanciulla, venne posto davanti alla Santa Immagine, in un giorno di maggio, un candidissimo giglio, in segno di filiale amore.   Il Fiore, con grande meraviglia di tutti, rimase per mesi e mesi, fresco e olezzante come se allora fosse stato reciso dalla pianta. Da allora, folle immense di fedeli accorsero ai piedi della Vergine Santa e i miracoli si ripeterono e si moltiplicarono….”

Le acque del ruscello, strumento di tanti prodigi, vennero quindi raccolte in un pozzetto ai piedi dell’altare di Maria, ed anche oggi, come allora, i fedeli rimangono sorpresi dal fatto che il volume dell’acqua si mantiene sempre al livello di cm. 80 sia d’estate come d’inverno qualsiasi quantità se ne attinga.

Adesso le acque di quella sorgente così speciale sgorgano da quella che viene chiamata “la fontanina” una bella fontana con bei marmi scolpiti che si trova nella sagrestia, dietro  l’abside ed è frequentata dai devoti che si abbeverano alla fonte benedetta per devozione. Si è provveduto opportunamente ad assicurare l’igiene con dispenser di bicchierini di plastica…

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Nel 1748 si cominciò la costruzione della chiesa che, a somiglianza di quella di Loreto , racchiude la cappella con l’immagine della madonna della rosa…

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All’ingresso non smentisce l’aspettativa ma un raggio di luce sul legno antico è fascinoso… poi si scoprono le pareti del transetto:  decine e decine, centinaia di quadretti e  targhe di ogni dimensione, stampati o anche scritti a mano, in caratteri incerti o in bella grafia che raccontano  la devozione di persone che a quella madonna lì, una madonna speciale, la “loro” Madonna dicono grazie perché da lei hanno ricevuto una grazia speciale, tante volte la vita o la guarigione.

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Ci sono anche bellissimi quadretti a olio che illustrano le vicende in cui la Madonna in questione è intervenuta: sono bellissimi ma fotografabili con più difficoltà perché opportunamente chiusi in bacheche, ma  dal vero sono  davvero curiosi.

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La lettura dei cartigli che coprono le pareti è un tuffo nella storia locale dal’800 ad oggi. Commoventi certe dediche ma soprattutto la descrizioni dei doni offerti: “due boccole d’oro”  “una catenina” “un anello con pietra”…. ***

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E poi su in alto appesi decine di oggetti che parlano da soli: stampelle, attrezzi agricoli, bastoni, fucili, un casco, un volante…

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E tanti, tanti richiami delle guerre, da chi si è salvato grazie a questa madonna, da chi spera che i suoi tornino.

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Una rassegna  straordinaria della storia degli ultimi, di quelli che la storia la subiscono  (come diceva Brecht “Tebe dalle sette porte chi la costruì”…) ma c’è anche la storia “grande”.

Su due pareti uno di fronte all’altra ue bacheche conservano “due bandiere turchesche” prese ai saraceni in una battaglia del 1717 e portate qui per grazia ricevuta. Era l’ultima battaglia che la Serenissima combatté vittoriosamente contro i Turchi e trovarne qui la testimonianza ci sorprende ma non più di tanto: nelle Marche il ricordo della minaccia saracena è molto diffusa come testimoniano gli stendardi nel duomo di Osimo e  quello di Spelonga e la sua “Festa bella”.

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Storia, arte, devozione, cronaca, umanità, tutto sulle pareti di questo modesto  Santuario conosciuto solo nei dintorni. La curiosità di tutto quello che non ero riuscita a vedere la prima volta mi ha trascinato ad una seconda visita il che per un santuario è un record. Vale una visita in ogni caso anche per il bel paesaggio, verde e dolcissimo in cui si annida.

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a Ostra; viaggio fra gli ex-votoultima modifica: 2017-05-04T11:07:14+00:00da scanfesca
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