la vita sospesa, ritorno a Visso

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Oggi abbiamo deciso che era ora di andare su, verso la Valnerina, e Visso e Pievetorina e Muccia e …insomma per di là dove, dal 24 agosto, la terra ha tremato praticamente ogni giorno.
Sembrava tutto normale, ma  superata Camerino la strada è praticamente deserta. Ogni tanto passa un mezzo della protezione civile o dell’esercito o dei vigili del fuoco e già questo fa capire che proprio normale non è.
Poi si cominciano a vedere le macerie. Una delle case più belle, vicino a Sorti, che abbiamo sempre ammirato e che era stata restaurata con cura da poco ha le finestre crollate e sulle pareti le terribili crepe a x, quelle che, mi dicono, sono irrimediabili.
A Muccia le panchine che sempre abbiamo visto occupate da signori anziani sono ancora lì, ma imprigionate dentro alle transenne che non si possono valicare e circondate da macerie…
Sosta tradizionale a La Maddalena: adesso invece che nel grande bar fornitissimo e attrezzato il caffè si prende in una piccola baracca di legno…
Nella zona industriale di Pievetorina, accanto alla Palazzina cinquecentesca di Beldiletto , casa di vacanza dei Duchi Da Varano, decine di mezzi dell’esercito in sosta nei parcheggi vuoti dei capannoni vuoti e una grande tendopoli a colori mimetici…

Ma il colpo al cuore ce lo ha dato arrivare a Villa Sant’Antonio; già lo sapevamo ma vedere è diverso.
Era un borgo cresciuto lungo la strada, con le case che sporgevano sulla carreggiata stretta. La chiesa con la sua loggia poi creava una strozzatura e più di una volta mi ero rammaricata che non sappiamo spostare gli edifici senza danneggiarli.borgo-santantonio-chiesa-di-sant-antonio-abate-92939_599x
Se si passava di lì la Domenica mattina ci si incontrava con  l’uscita dalla messa e c’era un sacco di gente che si fermava a parlare sotto il loggiato o anche sulla strada e poi andavano a fare spesa nel negozio di fronte, il mitico Cappa, una azienda che ha celebrato da poco i 110 anni.

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Vendeva di tutto alla gente del posto ma tanti erano anche i turisti  che una volta conosciutolo si fermavano a fare scorta; vendeva il pane straordinario, del suo forno, e  i suoi dolci (deliziosa torta alla ricotta) e poi i salumi per cui era famoso. Il negozio è chiuso, dappertutto ci sono transenne e la chiesa e il suo loggiato… si sono spostati da soli ma non come speravo io. C’è un gran silenzio anche se è domenica mattina, per di più Capodanno.

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A tre chilometri c’è Visso, ma non si entra a meno di avere motivi e permessi particolari. E dappertutto mezzi dei vigili del fuoco, della Protezione civile, dell’esercito…

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Allora giriamo verso la Valnerina, ma solo per pochi metri. la strada è sbarrata…

Mi spiego perché le strade  sono così deserte: non è solo perché è il primo dell’anno, ma è che queste strade non portano più in posti frequentati e vitali…
I posti tanto amati adesso sono tristi, immobili. Dove guardi case sventrate e mucchi di sassi, poca gente in giro, c’è una strana atmosfera sospesa come se tutto –  paesaggio, edifici, strade, gente –  trattenesse il fiato per cercare di resistere, raccogliere le forze e aspettare, aspettare che passi per ripartire.

 

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la vita sospesa, ritorno a Vissoultima modifica: 2017-01-02T09:52:46+00:00da scanfesca
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