A Tindari

Una volta in Sicilia dovevo assolutamente andare Tindari, spinta da quel meraviglioso attacco: “Tindari, mite ti so”  di una delle poesie che, conosciuta a memoria, mi suona nella testa e mi accompagna da quando ero una ragazzina.
All’inizio é stata una delusione: sull’altura a picco sul mare  (l’aereo precipizio)  al posto di un antico tempio pagano si erge una costruzione che non esito a definire  “orribile” un santuario senza stile, ma con tutti gli stili, orpelli, decori  chiassosi, frutto della cristianizzazione di un luogo destinato alle divinità  pagane…non parliamone.

Tindari copiaMa lasciandosi alle spalle questo orrore ecco la ricompensa: su un muro anonimo una stele di marmo recita le dolcissime nostalgiche parole che, dall'”esilio”, Quasimodo ha dedicato a questa  terra
Tindari, mite ti so
 / Fra larghi colli pensile sull’acque / 
Delle isole dolci del dio,
 /oggi m’assali
 / e ti chini in cuore. / 
Salgo vertici aerei precipizi,
 / assorto al vento dei pini,
 / e la brigata che lieve m’accompagna
 / s’allontana nell’aria,
 / onda di suoni e amore,
 / e tu mi prendi / 
da cui male mi trassi
 / e paure d’ombre e di silenzi,
 / rifugi di dolcezze un tempo assidue / 
e morte d’anima / 
A te ignota è la terra
 / Ove ogni giorno affondo / 
E segrete sillabe nutro:
 / altra luce ti sfoglia sopra i vetri
 / nella veste notturna,
 / e gioia non mia riposa
 / sul tuo grembo.
 / Aspro è l’esilio, / 
e la ricerca che chiudevo in te / 
d’armonia oggi si muta
 / in ansia precoce di morire;
 / e ogni amore è schermo alla tristezza, / 
tacito passo al buio
 / dove mi hai posto / 
amaro pane a rompere.


Tindari serena torna;
 /soave amico mi desta
 / che mi sporga nel cielo da una rupe / 
e io fingo timore a chi non sa
 / che vento profondo m’ha cercato.”

(La versione incisa nella pietra è leggermente diversa da questa che è la mia, quella che so a memoria, ma non è grave.)

La magìa  delle parole di Quasimodo restituisce la bellezza di questo luogo sospeso sul mare dove lungo il pendio si ergono le rovine della città greca e romana…

TindariÈ quasi il tramonto che indora le pietre antiche e aggiunge commozione alle nostalgiche parole del poeta. Cammino fra le rovine e gli scavi, recitandomi dentro le parole della lirica,  fra l’erba alta, con lo sguardo a quel mare da cui Tindari aveva avuto vita e fortuna.
Raramente, credo, un luogo é stato evocato con tanta maestrìa. Ce ne andiamo a malincuore solo perché dopo il tramonto Tindari chiude.
Davvero é difficile dire ” che vento profondo mi ha cercato”

Tindari1

A Tindariultima modifica: 2016-03-09T15:50:00+00:00da scanfesca
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